Porno Theo Kolossal, questo era il titolo dell’ultimo progetto cinematografico di Pier Paolo Pasolini.
Dopo l’atroce urlo di disperazione lanciato con Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), il poeta/romanziere/cineasta intendeva raccontare un viaggio immaginario di una stravagante coppia, Eldorado De Filippo e Ninetto Davoli, nella società moderna, tra libero amore e disprezzo nei riguardi della borghesia.
Ed è proprio il “fantasma” di Porno Theo Kolossal ad essere la colonna vertebrale del documentario di Mario Sesti e Matteo Cerami, intitolato La voce di Pasolini.
Attraverso il suono soave e fanciullesco della voce pasoliniana che apprendiamo i dettagli del soggetto di questo lungometraggio mai realizzato. Si tratta di registrazioni inedite e straordinarie, tenute in un cassetto per trent’anni e ora messe idealmente a disposizione di tutti. A tradurre visivamente il racconto di Porno Theo Kolossal è stata chiamata la regista di animazione Annalisa Corsi che con la consueta eleganza e ispirazione poetica ha saputo far vivere quest’opera, che mai ha visto effettivamente la luce, attraverso sequenze brevi e intense, quasi commoventi.
Questi brani, come già detto, rappresentano la linea narrativa dell’opera di Sesti e Cerami, opera che si differenzia in maniera notevole rispetto alle precedenti produzioni dedicate alla figura di Pasolini.
Sì, perché in questa occasione più che utilizzare materiale di repertorio e sequenze dei suoi film, si è puntato tutto sui testi, sugli articoli e sulle affermazioni pubbliche dell’autore di Accattone e Uccellacci uccellini.
Dunque, La Voce di Pasolini rappresenta una sorta di razionale e giusta deviazione, di ritorno all’essenza del pensiero di questo intellettuale che in realtà si è sempre concentrato sull’uso della lingua, e di tutte le sue articolazioni.
Le sue parole, le sue fulminanti riflessioni, le sue spietate analisi, la sua critica sociale e politica, il suo disprezzo per la borghesia risuonano in questa operazione creativa attraverso i toni caldi ed espressivi della voce di Toni Servillo, uno dei pochi veri grandi attori del panorama cinematografico/teatrale del nostro paese.
Il documentario di Sesti e Cerami si avvale comunque di un complesso apparato visuale basato su estratti di documenti visivi, in special modo dall’Archivio del Movimento Operaio e dalla Cineteca di Bologna. Ne è venuta fuori una sorta di armoniosa sinfonia audio-visiva particolarmente toccante ma mai enfatica o patetica.
Va dato atto inoltre alle due società produttrici, BIM e Indigo Film, di aver creduto in questo progetto culturale e di aver contribuito in tal modo a ricordare in maniera non usuale la figura di questo intellettuale così importante per il nostro paese.
La voce di Pasolini è stato presentato in anteprima in una proiezione all’Auditorium Parco della Musica di Roma. E’ stata una serata significativa, perché priva di sensazionalismo celebrativo e di sbrodolamenti retorici: l’atmosfera era misuratamente eccitata e si percepiva nei partecipanti il desiderio di tenere vivo il ricordo di Pasolini, con sincerità e semplicità.