Sono passati trent’anni dalla tragica morte di Pier Paolo Pasolini. Tre decenni durante i quali si è verificato un piccolo miracolo per la società di questo distratto paese. Il miracolo riguarda il fatto che non ci si è dimenticati di Pasolini, del suo volto segnato, della sua voce sottile e delle sue opere (di centrale importanza nella produzione culturale e creativa dell’Italia del secondo Novecento).
Subito dopo il suo atroce assassinio (politico), Alberto Moravia in preda alla giustificata agitazione prodotta dalla morte dell’amico disse che la perdita per l’Italia era grandissima poiché in un secolo nascono pochissimi poeti. E Pasolini era certamente uno di questi.
Non a caso giunti a trent’anni dalla sua scomparsa le istituzioni e i media hanno sentito il bisogno di rendere omaggio alla sua figura attraverso un susseguirsi quasi incredibile di celebrazioni e manifestazioni. Si tratta di un fenomeno particolare che rischia anche di trasformarsi in una sorta di “ricordo spettacolarizzato”, ma nonostante questo pericolo è comunque significativo che il nome di Pasolini risuoni ancora nell’aria come se fosse vivo, tra noi.
Addirittura la tv, a suo modo, ha dato prova di attenzione nei riguardi dello scrittore/cineasta. Se pensiamo alla trasmissione di Carlo Lucarelli, Blu Notte, e alle iniziative della Rai sui canali satellitari e dell’emittente Cult abbiamo l’impressione che ci sia ancora uno spazio per il pensiero di Pasolini in questo sistema televisivo-mediatico devastato dai reality e dall’omologazione informativa. Certo, sarebbe bello rivedere tutti i suoi film sul piccolo schermo ma forse questa iniziativa potrebbe essere controproducente, poiché relegare le sue opere filmiche in spazi “impossibili” dei palinsesti sarebbe più offensivo che utile.
Il 31 ottobre e il 1 novembre si svolgerà invece a Roma presso il Teatro Argentina una manifestazione dedicata a Pasolini nell’ambito della quale altri intellettuali rifletteranno sulla vita e l’opera del poeta-cineasta, in una sorta di confronto fruibile da chiunque voglia partecipare.
Il programma dell’Auditorium Parco della Musica di Roma appare fitto di appuntamenti: la mostra delle fotografie di Fabian Cevallos sul set di Salò, la proiezione del film di Mario Sesti e Matteo Cerami La voce di Pasolini e la serata del 2 novembre denominata Le parole di Pier Paolo Pasolini, tra musiche e testimonianze dal vivo.
Ed ancora: dal 21 ottobre al 22 gennaio ben tre mostre occuperanno gli spazi espositivi del Museo di Roma in Trastevere: Pasolini e Roma, con fotografie di Henri Cartier-Bresson, Adriano Mordenti, Franco Pinna; Miracolo a Roma, con le foto scattate da Angelo Pennoni sul set di Accattone, esposte in parte anche a Palazzo Pitti a Firenze (fino al 9 gennaio), insieme agli scatti realizzati da Tazio Secchiaroli durante i sopralluoghi e i provini per il film; La lunga strada di sabbia, diario per immagini di un viaggio che Pasolini fece nell’estate del 1959 con il fotografo Paolo Di Paolo e che lo portò a percorrere tutta la costa italiana alla guida di una Fiat Millecento. La casa editrice Contrasto ha recentemente pubblicato un bellissimo volume con lo stesso titolo, nel quale attraverso gli scritti di Pasolini e le immagini di Philippe Séclier si ripercorre il viaggio del regista.
Fitta anche l’agenda delle celebrazioni di Bologna, che ospita le carte dello scrittore e regista nel Centro Studi Archivio Pasolini. Il 2 novembre, nella sala espositiva della Cineteca di Bologna, si inaugura la mostra Una strategia del linciaggio e delle mistificazioni. L’immagine di Pasolini nelle deformazioni mediatiche (fino all’8 gennaio), che dal 5 novembre al 18 dicembre viene “duplicata” alla Galleria d’arte contemporanea di San Donato Milanese. Sempre a Bologna, due tavole rotonde (venerdì 4 e sabato 5 novembre) fanno il punto su La strategia della trasgressione, mentre per tutto novembre il cinema Lumière dedica una retrospettiva a Pasolini e Laura Betti.
A Casarsa, paese della madre del regista, sarà allestita un’esposizione fotografica di Deborah Imogen Beer sull’esperienza filmica di Salò.
Infine, è annunciato anche un numero della rivista «Micromega» che ospiterà un dialogo tra Pier Giorgio Bellocchio, Adriano Sofri e Walter Veltroni sulla figura di Pasolini.
Insomma, per chi abbia intenzione di approfondire le proprie conoscenze relative a Pier Paolo Pasolini le occasioni sono molte ed alcune interessanti.
Ma ciò che è ancora più importante è confrontarsi intensamente con la sua produzione intellettuale-creativa. Vedere nuovamente tutte le sue opere cinematografiche, dai documentari, agli episodi brevi ai lungometraggi di finzione, rileggere le i suoi testi poetici e i suoi romanzi, riassaporare il sapore caustico e scioccante dei suoi articoli di fondo apparsi sul «Corriere della Sera» negli anni settanta.
Solo calandosi intensamente nel suo mondo e nelle sue idee è possibile comprendere la statura enorme di questo intellettuale che prima di tutti, e con una capacità premonitrice impressionante, riuscì a rivelare allo sguardo rigido della borghesia italiana non solo i mali, i misfatti, i delitti politici e sociali avvenuti in Italia fino al 1975 ma anche quelli che avrebbero sconvolto l’Italia nei decenni successivi.