Qualcuno parla di film che non interessano il grosso pubblico. Qualcun altro riflette su un cambiamento inesorabile della fruizione. La verità, forse, sta nel mezzo. Ovvero in una componente di fattori diversi che hanno sensibilmente segnato il consumo di cinema in Italia nei primi sei mesi del 2005. Senza dimenticare la recessione e – soprattutto – una possibile crisi strutturale della fruizione. “I film non sono andati poi così male. Se si fa un rapporto con quanto è accaduto in Spagna ci accorgiamo che i risultati sono quasi in linea con quella nazione.” Rileva Paul Zonderland, direttore generale di Buena Vista International. E allora? “Personalmente, ritengo il panico come del tutto ingiustificato. Se togli La passione di Cristo che quest’anno non c’è stata, il mercato è in linea con l’anno scorso. Da un lato c’è un problema generale di prodotto, dall’altro manca un approccio industriale chiaro con una campagna promozionale seria a favore dell’estate al cinema.”Secondo Giampaolo Letta di Medusa è necessario prendere delle contromisure rapide per governare la transizione verso le nuove tecnologie per evitare rischiose cannibalizzazioni e soprattutto un eventuale ‘stallo’ del sistema che potrebbe arrivare sul medio – breve periodo. “Il dato italiano allarmante è quello del più basso consumo di cinema in Europa. Tutto questo a fronte di un aumento dei costi produttivi e di acquisizione dei film.” Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giancarlo Leone di Raicinema che definisce come ineluttabile la crescita della fruizione del Dvd e della Pay per View: “Oggi è necessario darsi una mossa per trovare le risposte giuste ad una crisi del cinema che ormai sappiamo bene essere ciclica. L’entità della reazione, però, deve essere unitaria e immediata, prima che venga formulata negli Stati Uniti da altri.” Leone non vuole stare alla finestra ad aspettare e chiede a tutti di iniziare a lavorare rapidamente ad un tavolo di lavoro unico per formulare delle proposte Il presidente dell’Anica, l’avvocato Gianni Massaro guarda con grande interesse all’incontro tra le varie componenti del cinema ricordando come lo sviluppo di un lavoro il più possibile unitario in reazione alla crisi attuale “Il nostro obiettivo è evitare la frammentazione e puntare ad individuare una piattaforma di interessi comuni. La creatività serve a salvaguardare la nostra identità culturale e produttiva.” Più pessimista Valerio De Paolis, ammistratore della BIM “Se il box office dovesse rimanere quello di questi primi mesi anche nel terzo quadrimestre del 2005, allora sarebbe meglio iniziare a pensare di aprire delle pizzerie. C’è un problema di pirateria. Quello che succede in Italia è immorale e l’azione delle forze dell’ordine non è sufficiente. Il fatto che io – mentre mangio una pizza – mi veda offerti i miei film in Dvd piratati è una cosa vergognosa. Poi c’è la pirateria on line inquantificabile e – apparentemente - inarrestabile. Qualcuno dice che la situazione attuale sia colpa della recessione. In parte credo sia vero, ma è soprattutto la pirateria, un fenomeno diffuso in tutto il mondo occidentale, a causarci un danno enorme.” La crisi che ha attanagliato il mercato europeo e americano nei primi sei mesi di quest’anno in Italia sembra prendere contorni più lugubri per un’ apparente incapacità del mercato di reagire. Nessuna vera diversificazione di risultati sembra arrivare dal consumo di cinema, anche se qualcuno insiste sul fatto che i multiplex sembrerebbero subire di meno l’impatto della crisi. Una tesi cui De Paolis non ritiene di dovere dare molto peso quando gli viene chiesto se Circuito Cinema funzioni in maniera attiva nel diversificare il prodotto indipendente in maniera endemica sul territorio. “ Circuito Cinema funziona come gli altri circuiti in Italia. Non è che l’Adriano di Roma sia cresciuto quest’anno rispetto al passato. Tutte le sale italiane incassano di meno. Incluse quelle di Circuito Cinema.” Luigi Lonigro, direttore commerciale di 01 distribution, insiste sul fatto che un mercato come quello attuale non possa essere analizzato con dati parziali: “Continuiamo a ragionare come se il theatrical rappresentasse ancora la forma principale di introito quando – di contro – i dati dell’home video continuano a crescere. Sebbene non vogliamo ancora farlo nostro lo spostamento dei consumi esiste ed incide sensibilmente su quello che è il mercato audiovisivo creando un netto sbilanciamento delle revenues dai vari canali di sfruttamento.” Anche Lo Nigro punta l’indice contro i pirati telematici e non. “E’ quella la vera nostra concorrenza che ci fa perdere la fascia di pubblico composta soprattutto dai giovani e la tenitura. Oggi la gente non aspetta più il passaparola che non nasce nemmeno. Se le persone sono curiose riguardo un film, se lo scaricano da Internet. Se non si trovano soluzioni a questo stato di cose, le grosse teniture e i grandi incassi diventeranno presto un ricordo di altri tempi”.
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Alberto Pasquale, direttore generale della 20th Century Fox resta piuttosto cauto: “Possiamo tentare di spiegare questo fenomeno formulando una serie di ipotesi differenti, ma per conoscerlo in maniera scientifica bisogna andare ad interrogare il pubblico. Altrimenti è difficile dare il giusto peso alle singole supposizioni. Certo, i film estivi nel 2004 erano usciti prima, mentre Batman Begins e La guerra dei mondi usciranno soltanto a giugno inoltrato.” Il calo dall’inizio dell’anno avrebbe potuto incidere in maniera inerziale sulla frequentazione delle sale cinematografiche da parte del pubblico? L’executive della Major americana è possibilista: “Forse, l’elemento più rilevante è quello della crisi economica percepita dal pubblico in cui i consumi ludici vengono sacrificati. Questo tipo di analisi, però, non è possibile senza paragonare il cinema agli altri consumi. Non è un caso che le zone più ricche del paese stiano lamentando un calo della competitività. L’Euro forte e la concorrenza sul prezzo stanno creando dei problemi al sistema paese. Quanto questo stato di cose influenzi persone i cui stipendi sono al riparo della congiuntura è tutto da vedere. E’ necessario soppesare in maniera attenta queste considerazioni macroeconomiche. Di sicuro lo zoccolo duro di coloro che vanno al cinema si è molto ristretto. Gli Italiani che vanno al cinema, probabilmente non superano il 30% della popolazione. Altri ancora individuano in Sky e nella pirateria la vera concorrenza”.Alberto Pasquale resta, comunque, ottimista: “Cicli del genere ne abbiamo già visti molti in passato. Per capire bene quello che sta succedendo, però, resta la necessità di un approfondimento con analisi appropriate”.